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* il gioco del nonno
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danielegr
Dio maturo
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MessaggioInviato: 04 Apr 2017 17:37    Oggetto: Rispondi citando

Così, pedalando pedalando, siamo arrivati a Bressanone. Solita locanda, e poi proviamo ad andare per la Val Pusteria, fino a Brunico, quasi al confine con l’Austria. Direi che fosse una domenica, perché mi pare di ricordare che fossimo anche andati a una Messa con una predica in tedesco. Ovviamente non avevamo capito nulla.
E poi, attraverso il Passo di Cimebanche (venendo da Brunico non si poteva proprio classificarlo come una salita, era tutto un falsopiano) Non ho nessun ricordo della tappa a Brunico o nelle sue vicinanze, immagino che avremo dormito in qualche locanda, ma proprio non ricordo nulla.
E, con un po’ di discesa si arriva a Ponte nelle Alpi: avevamo già deciso che non ci interessava percorrere in bici tutta la parte di pianura, afosa, monotona, insomma, non divertente.
Quindi carichiamo le bici su un treno, con destinazione Pistoia, e noi proseguiamo in autostop. Troviamo quasi subito un simpatico giovanotto che dice di essere un rappresentante, con una Topolino che ci carica
Siamo arrivati a Venezia, ma la nostra meta, la meta dove ritroveremo le nostre bici è Pistoia. Non ho dei ricordi nitidi di questa fase, non saprei dire se il percorso è stato fatto tutto in un giorno o se abbiamo pernottato da qualche parte. L’unico ricordo è che a Bologna faceva un caldo assurdo e nessuno ci voleva caricare. Finalmente, bene o male arriviamo a Pistoia, recuperiamo in stazione le bici e ripartiamo.
A Montecatini ci fermiamo a mangiare qualcosa in una trattoria e quando ci arriva il conto ci spaventiamo… Una discussione col padrone che ci fa un piccolo sconto e si riparte. Anche qui ricordi confusi, dove abbiamo dormito?
Ricordo solo che, probabilmente il giorno dopo, arriviamo a Sestri Levante (era veramente Sestri Levante? boh) dove ci aspettavano dei parenti del mio amico che, oltre a portarmi il passaporto che avevo richiesto tempo prima ma che al momento della partenza non era ancora pronto, ci avevano addirittura prenotato una stanza in un bell’albergo!
E anche qui la memoria fa cilecca: ricordo che percorrendo tutta la Riviera siamo arrivati a Cannes, dove ho fatto uno dei più bei bagni della mia vita, e poi siamo andati a dormire a Nizza in un Ostello della Gioventù, ma in mezzo cosa è successo? Dove e come abbiamo dormito? Non lo ricordo.
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danielegr
Dio maturo
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MessaggioInviato: 07 Apr 2017 19:02    Oggetto: Rispondi citando

Oramai c’è poco a dire: a Nizza socializziamo un po’ con gli altri ospiti dell’Ostello, abbiamo anche preparato gli spaghetti per un gruppetto. Il fatto che i cuochi non fossero molto bravi e che li avessimo conditi solo con il burro, probabilmente non ha fatto grande onore alla cucina italiana. Comunque ci hanno lasciato partire senza picchiarci…
E da Nizza siamo tornati verso Ventimiglia, e poi su per la Val Roja. Pochi chilometri dopo Fanghetto c’è il primo (no, sarebbe il secondo, il primo è stato per arrivare a Ventimiglia) passaggio di frontiera. Nessun problema in dogana, dove esibisco il mio passaporto nuovo e siamo in Francia. Più o meno verso Breuil sur Roya vediamo un cartello che dice: (traduzione a senso) che per la volontà e la tenacità della gente di Briga e Tenda “La Francia non finisce più qui” fa notevolmente incazzare due europeisti convinti già nel 1953.
Poi leggera salita fino a Tenda, lì la salita diventa più impegnativa: mi cimento in una gara con un francese che mi straccia con ignominia…
E poi c’è il tunnel: vedo che quando è stato costruito (1882) era considerato il più lungo tunnel mai costruito. Infatti supera i tre chilometri, ma è totalmente privo di illuminazione. Le nostre biciclette non avevano i fanali e quindi l’oscurità era assoluta: avanzavamo nel buio più totale, tastando con la mano destra la parete e sperando di non trovare sassi o altri intralci. Si andava a passo d’uomo per la paura di trovare ostacoli che non si riusciva a vedere. Finalmente ma dopo parecchio tempo, si vede la luce dell’uscita! Anche lì un po’ di paura l’avevamo avuta. Usciti troviamo la dogana italiana che ci ferma per i rituali controlli: è stata l’unica che ci ha fatto aprire gli zaini e che ha frugato dentro. Si sono fermati solo quando hanno trovato il sacchetto con la biancheria sporca...
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danielegr
Dio maturo
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MessaggioInviato: 06 Dic 2017 15:10    Oggetto: Rispondi

È vero, sono stato fermo per tanto tempo. Perché? pigrizia, mancanza di idee eccetera. Provo a rimediare in qualche modo, però se qualcuno mi desse delle idee, che so, sul tipo. “ma a che età vi davano le chiavi di casa?” sarebbe più facile.
Già, come era la questione delle chiavi di casa lasciate ai figli? Ai tempi di mia madre, quindi negli anni dal 1915 al 1920 era una vera e propria cerimonia.
La famiglia riunita, con il capofamiglia in testa (mi viene da pensare che fosse addirittura in “abito scuro”, ma forse esagero) consegnava le agognate chiavi al pargolo, pargolo che oramai aveva i suoi 16-18 anni, ovviamente dopo un fervorino nel quale veniva sottolineata la solennità del momento, in pratica era un passaggio all’età adulta. Da quel momento il “pargolo” era autorizzato a uscire di casa e a rientrare quando avesse voluto. Se però avesse esagerato con questa libertà, c’era sempre la minaccia della requisizione delle chiavi appena conquistate.
Io però non ho vissuto tutto questo: i tempi erano cambiati, la cosa non rivestiva più il carattere di solennità dei tempi di mia madre. Non c’era più, come una volta, qualcuno sempre presente nell’abitazione, le donne spesso incominciavano a lavorare fuori casa. Cominciavano a scarseggiare anche le portinaie, che spesso avevano un duplicato delle chiavi appunto per permettere ai bambini tornati da scuola di rientrare a casa.
Oggi e già da parecchi anni, è raro che un componente della famiglia resti sempre a casa: due stipendi sono indispensabili per sopravvivere. Quindi, se non ci sono dei nonni disponibili è necessario che anche i ragazzini abbiano le chiavi di casa. Quindi tutta la solennità dei tempi di mia madre oggi non esiste più.
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