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* il gioco del nonno
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madvero
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Registrato: 05/07/05 20:42
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Residenza: Ero il maestro Zen. Scrivevo piccole poesie Haiku. Le mandavo a tutti via e-mail.

MessaggioInviato: 08 Feb 2006 01:17    Oggetto: * il gioco del nonno Rispondi citando

occorrente:

- un block notes
- una penna
- un nonno (o una nonna)

modalità di partecipazione:

- chiedere al nonno di raccontare qualcosa, meglio se inerente al suo passato
- prendere appunti
- postare in questo thread il racconto del nonno

scopo del gioco:

- far compagnia per mezz'oretta al nonno
- far capire ai nonni che i giovani non sono tutti degli inutili perditempo che pensano solo al cellulare e alla playstation
- far capire a madvero che cos'è un nonno e a che cosa serve (madvero non ne ha mai avuti, anche se ricorda vagamente un'anziana e simpatica signora con il "tummulu" in mano)

postille:

- se ci sono dei nonni qui in giro, possono partecipare al gioco direttamente
- chi vuole partecipare pur non avendo un nonno, può tranquillamente intervistare il nonno di qualcun altro
- si possono postare più storie
- se raccogliamo abbastanza racconti, possiamo creare un e-book da distribuire gratuitamente online e offline


L'ultima modifica di madvero il 10 Mag 2008 15:09, modificato 2 volte
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dr.K
Dio maturo
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Messaggi: 1186
Residenza: di fronte a TRE ragazze olandesi appena arrivate!!!

MessaggioInviato: 08 Feb 2006 02:33    Oggetto: Rispondi citando

Purtroppo un nonno non l'ho mai conosciuto, altri due sono già morti, la nonna paterna in vita è in pieno alzheimer, vive in un'altra città e quando ci vediamo credo mi scambi per qualcuno che ha conosciuto in gioventù (mi dà del "lei").

Conservo ricordi bellissimi dei miei nonni paterni: Sandro e Letizia.
Il nonno Sandro era un inguaribile goliarda: filastrocche oscene, amore per le barzellette, il vino e le "zingarate" con gli amici della sua gioventù, una cultura sulla Storia vastissima. Suo il merito (e la ricerca fatta di persona negli archivi parrocchiali del Nord Italia) di aver ricostruito l'albero genealogico della mia famiglia - conservo in casa un atto notarile del 17 maggio 1820 in cui si attesta il prestito concesso dal mio antenato (pavese) ad un tizio proveniente dal Regno di Sardegna e stilato in Stradella (allora nel Ducato di Parma e Piacenza); somma: 1200 lire.
Nonno Sandro perse un occhio a 12 anni a causa di una stecca di ombrello usata come freccia durante una "battaglia" tra cowboys e indiani. Malgrado questo, un figlio e un altro in imminente arrivo, partì volontario per l'Albania. Una volta tornato, capì che le cose non andavano per il verso giusto e durante la Resistenza sottraeva i moduli d'identità dal comune di Stradella, dov'era impiegato, per aiutare partigiani e fuggiaschi senza documenti. Continuò comunque a votare a destra e ricordo ancora le litigate "politiche" domenicali. Grande nonno!

Nonna Letizia è nata a Fiumicello, in Friuli, negli anni '20. Aveva 13 fratelli, molti dei quali morti giovani di meningiti e influenze. Suo padre aveva un po' di terra propria (un benestante, per l'epoca) e suonava il basso tuba nella banda municipale (compare in una foto di un calendario storico edito dal comune di Fiumicello negli anni '90). Diventò un "mangiapreti" dopo la morte della moglie, tanto che impediva ai figli di andare a messa la domenica; siccome a Fiumicello andare a messa era come fare l'aperitivo o andare in discoteca, mia nonna e le sorelle ci andavano di nascosto.
Un giorno suo fratello Ellio (con due "elle") cominciò a farneticare, poi cadde in preda di una febbre inspiegabile. Dopo il medico chiamarono "la strega" del paese (il Friuli ha una lunga storia di streghe e stregoni) la quale sentenziò che era opera del diavolo. Sollevarono il materasso di Ellio e trovaro una corona di rovi, spine e chiodi quasi completata. Portarono tutto nell'aia e diedero fuoco: la nonna dice di non aver mai visto fiamme così alte. Il giorno dopo il fratello stava meglio e non ricordava nulla.
Credo che tutto il racconto vada contestualizzato nella cultura contadina friulana e nella memoria di fatti raccontati parecchi decenni dopo gli avvenimenti.
Un'estate (o primavera a Pasqua) dei primi anni '80 mi trovavo con la nonna e le mie due sorelle nella casa elbana dei miei zii. La casa si trovava su un poggio nell'interno dell'isola. Seguivamo la nonna nella sua opera di sradicamento dei rovi nei campi intorno alla casa quando all'improvviso ci trovammo faccia a faccia con una cinghialessa e i suoi piccoli. Un confronto alla pari... Le due femmine si guardarono negli occhi per qualche istante, immobili, poi la nonna afferrò il bastone avventandosi urlante contro l'animale, mettendolo in fuga.
E' veramente triste, oggi, vedere come la sua mente sia completamente altrove...

Ed è veramente un peccato e un rammarico, per me, non aver raccolto maggiori testimoniantze di queste persone che hanno visto cambiare L'Italia e il mondo durante il secolo scorso.

E scusate la lungaggine del mio post...
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madvero
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MessaggioInviato: 08 Feb 2006 02:46    Oggetto: Rispondi citando

il tuo post è assolutamente fantastico, altro che lungo, a me sembra concisissimo !!! spero che i prossimi contributi siano come il tuo: uno spaccato storico di una vividezza e una spontaneità da fare invidia ad una fotografia.
grazie di cuore.
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brain
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MessaggioInviato: 08 Feb 2006 10:25    Oggetto: Rispondi citando

i miei nonni.....
una romana sposata con un pugliese, e una coppia di napoletani.
il pugliese l'ho visto 4 o 5 volte in tutta la mia vita. quando mia madre, ancora giovanissima, resto' incinta di me lui la caccio' di casa. e anche se mia madre lo perdono' quando stava per morire io non l'ho mai perdonato, cosi' come non ho mai perdonato la moglie (l'unica vera romana della mia famiglia) per non aver tirato giu il mondo e aver costretto il marito a fare la pace con la figlia.....
cmq questi due nonni sono morti, e, non so il perche', quando mia nonna e' morta mia madre e' stata male. a me e' dispiaciuto solo che mia madre e' stata male, mentre per quell'anziana signora non ho provato nulla. quando e' morta la signora che abitava al secondo piano, una signora che ho conosciuto per vent'anni, sono stato piu' male.
i nonni napoletani invece.......
erano i miei preferiti. allora, nonno e' morto quando io avevo 12 anni mi sembra, e ho un ricordo che oramai e' piu' frutto della mia fantasia piuttosto che della realta'.
quando era ragazzo mio nonno era ricco, possedevano una fabbrichetta a napoli, pero' il padre di mio nonno aveva un problema con donne e cavalli, e fini' per perdere tutto. durante la guerra mio nonno fece il pazzo, anche perche' il fratello fu ucciso non mi ricordo dove, e scappo' in bicicletta a roma. era gia' fidanzato con la nonna, che nel frattempo si era trasferita in provincia di frosinone, dove passo' gli anni della guerra per poi tornare a napoli e sposarsi col nonno.
si trasferirono a roma e il nonno apri' un negozio da calzolaio. inizio' con zero e quando mori' lascio' un negozio per ogni figlio (solo ai figli maschi, perche' alle figlie avrebbe dovuto pensare il marito.)
era abbastanza violento, mezzo alcolizzato, ma tutto sommato gli volevo bene, anche perche' ancora non avevo un'eta' per capire tanti dei suoi comportamenti.
invece la moglie, nonna titina, e' ancora viva, e col cervello per fortuna ci sta tutta. non condivide quasi tutte le mie scelte, andarmene dall'italia, convivere senza sposarmi, non avere figli, e ogni volta che scendo a roma e la vado a trovare appena si toccano questi argomenti, e si toccano ogni volta, lei mi dice che non gli piace come la penso e meglio se cambiamo argomento, iniziando a parlare del tempo, o della telenovela che guarda al momento.

miezzeca avevo pensato di postare giusto due righe, ma.....
e' impossibile parlare dei nonni con poche parole.

effettivamente ci sono qui nel forum dei nonni....ce ne e' una....come si chiama....aaaaaahhhh siiiii REBELIA. Mr. Green
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madvero
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MessaggioInviato: 08 Feb 2006 10:32    Oggetto: Rispondi citando

brain grazie mille anche a te per tutto quello che hai scritto: comincio a farmi un'idea di che cosa possa essere un nonno...
rebelia è nonna? adesso le rompiamo le scatole a tutti i costi perchè ci posti un raccontino !!! Mr. Green
dal canto mio, conto di fermare il primo vecchietto o la prima vecchietta chiacchierona che incrocio per strada, e postare qualcosa del tipo "quando ero giovane io, bla bla bla bla".
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Pier
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MessaggioInviato: 08 Feb 2006 16:33    Oggetto: Rispondi citando

Io non mi sono goduto molto i miei nonni, troppo piccolo io e già troppo anziani loro. Ho un ricordo distratto di quel pochissimo tempo trascorso insieme. Non ricordo nemmeno la data della loro nascita.
Mia nonna paterna l'ho conosciuta appena. Si chiamava Neves. Mio padre me ne parla come una donna con un cuore d'oro ma che non si lasciava andare a molte tenerezze, nè con lui da piccolo, nè con mia sorella. Con me non saprei. Se n'è andata quando avevo 5 anni.
Mio nonno paterno, Mentore, invece l'ho conosciuto un po' meglio ma solo superficialmente. Era una condanna per me, giovane, trascorrere i giorni dal nonno. Una noia mortale. Ed oggi rimpiango quei momenti. Se avessi avuto più pazienza forse ora potrei anche scrivere di più.
Mi raccontava sempre, con forte emozione, di quando era stato rinchiuso in non so quale campo di concentramento in Germania. Di notte andava a rubare il burro e il pane nella cucina del comando e li distribuiva ai compagni di block. Rideva quando mi sussurrava, quasi per non farsi sentire, che nessuno era mai riuscito a scoprirlo.
Mi raccontava di quando, tornato dalla Germania, nel paese dove vivevano, avevano scoperto un deposito in cui i nazisti stipavano di tutto. Alcuni compaesani più furbi avevano fatto razzia e guadagnato molti soldi vendendo vestiti e oggetti. Lui no. Regalava.
Lo consideravo stupido all'inizio. Oggi non più.

Da parte di mamma, invece, ho avuto la nonna fino all'anno scorso. Ma non ci andavo molto d'accordo. Litigavo sempre da bambino e fino a che era capace di intendere. Negli ultimi anni era immobile, nel letto, senza parlare a causa di una serie di ischemie cerebrali.
Il suo carattere molto chiuso e aggressivo era anche frutto della sfortuna e del dolore con cui ha dovuto convivere dall'età di 20 anni.
Suo marito, mio nonno, era partito per la Russia un anno dopo il matrimonio. Mia mamma non l'ha mai conosciuto. La nonna ogni tanto, ma raramente, ne parlava, ci raccontava di lui, ci leggeva le lettere che spediva dalla Russia, in cui raccontava del freddo, dei soldati e della vita (se così si può chiamare) che facevano.
Diceva che i nazisti rubavano le coperte agli italiani, facendoli morire congelati. Di quelle lettere mi è sempre rimasta nella memoria una frase in cui diceva "Siamo fortunati oggi, non c'è il sole ma fa più caldo di ieri. Ci sono solo -26°...ieri eravamo a -35°"
Poi le lettere cominciavano ad essere meno frequenti e buona parte del testo era cancellata dalla censura prima di essere recapitate.
Di lui ci restano queste poche cose, una foto ed una medaglia al valore.
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madvero
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MessaggioInviato: 08 Feb 2006 16:49    Oggetto: Rispondi citando

grazie mille anche a te, pier !!!
tutti i vostri racconti mi fanno riflettere molto sulle immense qualità morali delle persone che descrivete: sono persone con dei valori, degli ideali, gente che si è sbattuta attivamente per ciò in cui credeva.
sapete che se andiamo avanti così viene fuori un e-book fantastico?
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brain
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MessaggioInviato: 09 Feb 2006 09:54    Oggetto: Rispondi citando

credo che l'idea di affrontare quest'argomento e' stata geniale.
le storie semplicissime dei nostri nonni, si caricano di un calore tutto particolare.
forse perche' molti di loro non ci sono piu', oppure sono persone troppo anziane per potersele immaginare
Citazione:
...andava a rubare il burro e il pane nella cucina del comando e li distribuiva ai compagni di block

cmq, grazie a tutti per postare a questo 3d e grazie a mad per averlo creato...
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liver
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MessaggioInviato: 09 Feb 2006 10:26    Oggetto: Rispondi citando

La famiglia del mio babbo passò buona parte della seconda guerra mondiale in un paesino sulle prealpi veronesi, Càvalo, che ancora oggi è difficile da raggiungere.
Motivo: la Gestapo cercava mio nonno. So che ci furono fin là sopra numerose retate, ma il nonno si salvò sempre, perchè una staffetta lo avvisava sempre il giorno prima, e lui andava a nascondersi in una buca.

La staffetta era mandata da un capitano della Wermacht, di stanza a Verona.
Io ho passato tutta l'infanzia a raffigurarmi l'avo come il partigiano Bernard nell'"Ultimo metrò" di Truffaut, e l'amico tedesco come il capitano Renault di "Casablanca".

Poi ho scoperto che era ricercato per motivi ben più prosaici: aveva inculato un camion di sale ai nazi, per rivenderlo al mercato nero. E il capitano non era altro che il suo basista.
Di lui mi rimane il ricordo di un uomo allegro, ma malato. Se n'è andato poco più che sessantenne, ucciso dal decimo (o giù di lì) infarto.

Niente nonno partigiano, insomma. Niente icona con fazzoletto rosso al collo e parabellum in spalla. Solo un vecchio burlone, che scherzava sulla sua salute e mi ammoniva, di tanto in tanto, ad "ascoltare la musica".
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madvero
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MessaggioInviato: 09 Feb 2006 11:10    Oggetto: Rispondi

grazie mille liver...
il tuo racconto è un altro importante pezzettino del mio mosaico mentale.

ps: non tutti devono avere un nonno partigiano per forza, a me piacerebbe anche leggere di cose semplici e quotidiane, della vita di persone comunissime, di come le massaie andavano a fare la spesa e il bucato...

pps: se i racconti diventano una cinquantina, scappo con la farina del vostro sacco e vado a venderli ad un editore !!!
(ovvvio che scherzo, eh?)
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