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* il gioco del nonno
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danielegr
Dio maturo
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MessaggioInviato: 09 Feb 2006 14:36    Oggetto: Rispondi citando

Beh, io sono un nonno: ho due nipotine, una di 14 e l'altra di 3 anni. Non le vedo molto spesso perché una vive in Germania e l'altra in Toscana (io sono in Liguria - Ponente). Ma forse interessano di più i miei ricordi dell'infanzia.
Ecco, mi ricordo che, all'età di circa 10 anni, appena finita la guerra, andavamo a giocare in strada, al pallone. Il pallone raramente era un vero pallone, più spesso era un fagotto di stracci, o, meglio ancora, un 'tolino'. Per chi non fosse di Milano preciso che 'tolini' erano chiamati i tappi metallici delle aranciate o delle prime Coca Cola. Si cercavano due 'tombini' che fossero più o meno frontali, e quelli rappresentavano le porte (tombini erano quelle aperture sul bordo verticale del marciapiede, di grandezza pressappoco centimetri 30 x 10, che servivano per lo scolo dell'acqua piovana).
Le due squadre cercavano, seguendo le regole (si fà per dire...) del normale calcio di mandare il 'tolino' nella porta avversaria. Ovviamente il 'tolino' poi si perdeva (cadeva nella fognatura) ma tanto ne avevamo delle scorte immense...
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danielegr
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MessaggioInviato: 09 Feb 2006 15:54    Oggetto: Rispondi citando

Si sono in nonno autentico, originale e certificato (diffidare dalle imitazioni)
Come era Milano nel 1946 o giù di lì? Beh, certamente il mio parere è un po' viziato in male dal fatto che fosse appena finita la guerra e che quindi l'unica ricchezza che avevamo era la miseria. E' viziato in bene dal fatto che allora avevo 10 anni e tutta la vita davanti.
Abitavo in Via Leopardi, molto vicino al Parco Sempione e alla Stazione Nord. Uno dei miei passatempi preferiti era quello di andare a sedermi sul cavalcavia sopra le Ferrovie Nord e veder passare i treni, ma soprattutto vederli fare manovra. Il massimo era quando una locomotiva da manovra (antichissima già allora, avrà avuto un fumaiolo alto un metro) dopo aver sistemato i vari vagoni doveva invertire la marcia. C0era una piattaforma girevole sulla quale il macchinista fermava il suo trabiccolo, poi scendeva, estraeva una specie di leva che incastrava sulla piattaforma, e a sola forza di braccia facevo ruotare la locomotiva. Anche se sarà stato tutto ben oliato e su ciscinetti a sfere, doveva essere una bella fatica.

Lì vicino, proprio adiacente ai binari delle Nord c'era una strada che passava sotto al suddetto cavalcavia, e sui bordi della quale c'erano delle formazioni simil-rocciose, alte anche quattro o cinque metri, Per noi ragazzi era una pacchia immaginare che quelle formazioni fossero le vere Alpi e fare su di esse delle scalate che poi, nei nostri racconti, diventavano delle imprese alpinistiche di prim'ordine...
Davvero nnon conoscevate i 'tolini'? Sono stati il giocattolo preferito della nostra infanzia, usati come pallone, come corridore ciclista eccetera. Ogni bambino che si rispettasse aveva la sua collezione di tolini (i più richiesti erano, se ricordo bene, quelli del Campari Soda, i più svalutati quelli della Coca Cola).
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brain
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MessaggioInviato: 09 Feb 2006 16:01    Oggetto: Rispondi citando

[ot]
@danielegr
io ho 31 anni, ma mi riporti a quando avevo 5 o 6 anni e si campeggiava dalle parti di sperlonga, sul confine lazio campania, e si andava in giro per bar, gelaterie e si percorreva la spiaggia avanti e indietro alla ricerca dei tappi. se ci ripenso. avevo un sacchetto pieno, e a sera ci si scambiava i doppioni.
[/ot]

scusate non lo faccio piu'.
@mad
non mettere sta roba nell'e-book Wink
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madvero
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MessaggioInviato: 09 Feb 2006 16:20    Oggetto: Rispondi citando

tranquilli, quando ci saranno tanti racconti, farò una specie di bozza e la posterò qui e tutti la potranno rimaneggiare, prima di fare la versione definitiva...

io ho 27 anni, e da piccola giocavo con le biglie grosse con dentro le fotografie (dei calciatori o dei ciclisti? non ricordo), ma niente giochi con i tappi.
però quando le vecchiette del cortile ci bucavano tutti i palloni e noi non avevamo più spiccioli sottomano per ricomprarli, giocavamo a calcio con palloni fatti da fogli arrotolati e tanto scotch da pacco.

daniele, se posti un raccontino al giorno non mi offendo mica, sai? Mr. Green
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danielegr
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MessaggioInviato: 09 Feb 2006 16:50    Oggetto: Rispondi citando

Non sarà facile rispolverare un ricordo al giorno, però intanto di provo a portarmi in vantaggio.
Subito dopo la guerra Milano era ridotta, come si può immaginare, ad un cumulo di macerie. Sorgeva quindi, oltre al problema della ricostruzione, anche il problema di cosa fare con quella massa di materiale non utlizzabile, mattoni rotti, persiane, finestre, mobili, calcinacci, rottami di vario tipo, residui dei bombardamenti. Qualcuno, non so più chi, penso il Sindaco di aloora (Avv. Greppi) ebbe una idea brillante. Perchè non riunire tutte queste macerie in un punto un po' fuori dall'abitato, portendocele con i camion delle imprese che avrebbero provveduto alla ricostruzione, coprirlo di terra e lasciar fare alla natura? Sembrava un'idea peregrina, però nessuno aveva saputo proporre niente di meglio.
Per noi ragazzi (a quel punto avevamo già 12-14 anni) era una sfida irrinunciabile andare in bicicletta fino a quel cumulo di terra sconnessa e sfidarci su quella specie di pista mal ridotta che serviva ai camion per portare in cima altre macerie da scaricare.
Oggi quel posto è noto come la Montagnetta di San Siro, alias QT8
Greppi (o chi per lui) aveva visto lontano.
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brain
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MessaggioInviato: 09 Feb 2006 16:58    Oggetto: Rispondi citando

che poi non e' altro che quello che fecero gli antichi romani che dal porto di ripa, se non sbaglio, rompevano i vasi con cui trasportavano oli e vini e spezie e chissa' cos'altro, e con i cocci diedero origine al "monte dei cocci".
sta' al testaccio, prima di arrivare all'ex mattatoio, e c'e' una pizzeria che ha scavato dentro il monte e coperto il tutto con un vetro e si possono vedere tutti gli strati di cocci.
bellissimo, e la pizza con i fiori di zucca che fanno e' fenomenale.
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danielegr
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MessaggioInviato: 12 Feb 2006 15:31    Oggetto: Rispondi citando

Un altro breve ricordo degli anni subito dopo la guerra:
Abitavo (forse l'ho già detto) a Milano in Via Leopardi. Era una strada molto tranquilla, passava un'auto ogni quarto d'ora quando c'era traffico. Una pacchia quindi per i ragazzi che potevano stare per strada quasi indisturbati a qualsiasi ora. Anche alla sera dopo cena eravamo in 'libera uscita', potevamo star fuori fino a che non si fossero accesi i lampioni stradali. Questo, in estate e con l'ora legale, indicava che erano pressapoco le dieci di sera, e quindi era l'ora di andare a nanna. E' strano, perché di violenza in giro ce n'era parecchia, violenza dovuta anche al fatto che fino a poco prima ammazzare la gente era quasi un atto meritorio, era anche il periodo in cui bande di rapinatori, mi ricordo quella di Bezzi e Barbieri, terrorizzavano Milano, però noi bambini e ragazzi avevamo lo stesso ampia 'libertà di manovra'.
Un altro dei passatempi preferiti era quello di andare a pattinare (pattini a rotelle, naturalmente; i roller in linea non erano neanche nella mente di Dio). Una pista ideale era la Via Revere, in pratica il proseguimento della via Leopardi, che aveva un asfalto particolarmente liscio e ancora meno traffico di quello della nostra via. Lì si svolgevano le nostre gare (vincevo abbastanza spesso) e, naturalmente, le nostre omeriche cadute con relative ginocchia sbucciate e contusioni varie. E non si poteva neanche andare a lamentarsi dalla mamma, per evitare altre ... contusioni, bisognava arrangiarsi da soli e leccarsi le ferite. Nè io nè i miei amici abbiamo mai avuto infezioni a seguito di quelle disinfezioni molto primitive.
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danielegr
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MessaggioInviato: 13 Feb 2006 13:52    Oggetto: Rispondi citando

Le scuole medie le ho fatte presso la Scuola Mameli, in Via Rivoli. Erano nello stesso stabile dell'Ist. Tecnico per Ragionieri Schiaparelli, che poi ho frequentato. Lo stabile è stato poi demolito per far posto al Piccolo Teatro, e questa è una di quelle cose che non ho ancora perdonato. Distruggere la MIA scuola!!! Va bene che, ai tempi, una delle mie più grandi aspirazioni sarebbe stata quella di mettere una bomba sotto la scuola, però era una cosa che avrei dovuto fare io, non una squadra di demolitori... (in seguito ho cambiato parere: mi sono accorto che volevo bene a quella scuola, a quei muri, a quei banchi e perfino a quei professori).
Tutta questa introduzione era per dire che, abitando in Via Leopardi, andavo a quella scuola (a piedi, logicamente. In quel periodo sarebbe stato ridicolo pensare ad un altro mezzo di locomozione) attraversando il Castello Sforzesco. Al ritorno invece, avendo un po' meno fretta, facevo il giro da Foro Buonaparte. E qui viene il bello: in Largo Cairoli c'erano sempre almeno due bancarelle di imbonitori (le Wanna Marchi dell'epoca: un po' più corretti però) e per me era impossibile non fermarmi ad ascoltare le loro imbonizioni.
In una bancarella di solito vendevano lamette da barba: con parole auliche, non so quanto capite dagli ascoltatori, vantavano la qualità di quelle lamette, che probabilmente erano solo dei ferrivecchi, asserendo, per esempio, che la loro colorazione era dovuta a una particolare tecnica nella fusione. Offrivano una serie intera di pacchetti di lamette, sette o otto, a prezzi bassi (lo chiamavano : Il pacco dell'operaio).
Un'altra bancarella di solito vendeva uno strano attrezzo, che avrebbe dovuto permettere a chiunque di preparare delle frittelle. In sostanza: sarebbe bastato immergere questo attrezzo che aveva una forma vagamente floreale in una pastella e poi nell'olio bollente per ottenere frittelle di prim'ordine. Era d'uso che qualche bambino dimostrasse la semplicità dell'uso dell'arnese, e qualche volta è capitato anche a me. Mai però che me le avessero fatte mangiare, dopo averle preparate...
Sono stato un po' troppo lungo: scusatemi.
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MessaggioInviato: 14 Feb 2006 18:06    Oggetto: Rispondi citando

Con questo post penso di interrompere la storia dei miei ricordi infantili, perchè credo che non ci sia niente di peggio di un vecchio al quale viene chiesto di raccontare della sua giovinezza: non la smette più fino a che non viene abbattuto a fucilate. Quindi, per evitare questo finale, è meglio che la smetta da solo.
Un ultima cosetta: negli anni della guerra, naturalmente il riscaldamento non esisteva, bisognava arrangiarsi come si poteva. Noi eravamo riusciti a procurarci due stufe che avrebbero dovuto bruciare segatura, pressochè introvabile però, e nelle quali bruciavamo qualsiasi cosa potesse bruciare, dai pezzi di vecchi mobili a scarpe vecchie e sfondate, a qualche ramo che trovavamo per terra (abitavamo vicino al Parco Sempione, notevolmente saccheggiato da tutti quelli che, come noi, cercavano qualsiasi cosa potesse entrare in una stufa).
In quel periodo molta gente cominciava a primavera a procurarsi della carta, qualsiasi tipo andava bene, anche il cartone. La carta veniva tenuta a mollo nell'acqua di un mastello per alcuni giorni, poi veniva raccolta in forma di palla di una decina di centimetri di diametro e ben compressa (con le mani, naturalmente) Il sole dell'estate provvedeva ad una perfetta essicazione e, all'inverno successivo erano un ottimo combustibile per la stufa.
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MessaggioInviato: 14 Feb 2006 22:39    Oggetto: Rispondi

danielegr ha scritto:
credo che non ci sia niente di peggio di un vecchio al quale viene chiesto di raccontare della sua giovinezza: non la smette più fino a che non viene abbattuto a fucilate.

non è detto, magari a qualcuno piace anche ascoltare.
ti ringrazio, non sono in molti ad aver risposto all'appello !!!
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