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Se dai la password al padrone, ti può licenziare
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Zeus News
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MessaggioInviato: 13 Dic 2007 23:03    Oggetto: Se dai la password al padrone, ti può licenziare Rispondi citando

Commenti all'articolo Se dai la password al padrone, ti può licenziare
La Cassazione convalida il licenziamento di una dipendente: l'azienda aveva scoperto l'infedeltà leggendo la sua email, ma la donna aveva dato il consenso all'uso della propria password.


Foto di Dmitri Mikitenko
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{utente anonimo}
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MessaggioInviato: 13 Dic 2007 23:42    Oggetto: Quante se... mentali Rispondi citando

Per carità giuste (e discutibili) da entrambe le parti però cavolo... non troppo casino... troppi ma, troppi se, troppe complicazioni e soprattutto interpretazioni... non c'è da stupirsi che le aziende delocalizzano all'estero quando possono...
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nino.dago
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MessaggioInviato: 14 Dic 2007 11:40    Oggetto: gli sbagli si pagano... Rispondi citando

Indipendentemente dal discorso legato alla concorrenza aziendale, la dipendente ha sbagliato a firmare un documento di policy così invasivo.
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caracolla
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MessaggioInviato: 14 Dic 2007 12:17    Oggetto: Rispondi citando

Ma io veramente non capisco chi difende la dipendente in questione. Ha attuato un comportamento disonesto collaborando con una azienda concorrente. I discorsi sulla privacy, in questo caso, mi sembrano pelosi ed in cattiva fede. Tanto piu` che la policy interna (su cui la dipendente era d'accordo) era quella di poter accedere alla mail che, ricordiamolo, normalmente l'azienda mette a disposizione per motivi di lavoro. Le motivazioni addotte circa la violazione dello statuto dei lavoratori mi sembrano assurde. Non c'e` stato controllo a distanza sul lavoro fatto dalla dipendente per l'azienda. E` semplicemente stato smascherato un comportamento disonesto.
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GFP
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MessaggioInviato: 14 Dic 2007 13:59    Oggetto: Rispondi citando

A parte il fatto che non riesco a capire se la Dipendente è stata licenziata perché collaborava con la concorrenza, o perchè ha dato la pwd al collega che gliel'ha chiesta.

Nel primo caso non comprendo cosa c'entri la concessione della pwd .. faceva la spia.. ed è logico che ci siano gli estremi per cacciarla.

E penso proprio che sia questa la ragione del licenziamento.. L'altra non avrebbe senso.

La posta elettronica dell'Ufficio deve contenere esclusivamente informazioni concernenti l'ufficio.
Le informazioni sono, a tutti gli effetti, un bene Aziendale, e, pertanto di proprietà esclusiva dell'Azienda stessa.

Il Dipendente ne può fare uso quotidiano per svolgere l'attività per cui è stato assunto e per cui viene retribuito, ma ne ha il semplice utilizzo.. non la proprietà.

Anche se la Dipendente non avesse firmato alcun documento, l'Azienda avrebbe avuto il diritto di accedere a quei documenti.

Se la Dipendente fosse stata malata che doveva fare l'Azienda..? Attendere il suo ritorno al lavoro per far proseguire quella parte di lavoro..? Ed il sostituto come avrebbe potuto accedere alla posta senza PWD..?
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caracolla
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MessaggioInviato: 14 Dic 2007 16:11    Oggetto: Rispondi citando

GFP ha scritto:

Anche se la Dipendente non avesse firmato alcun documento, l'Azienda avrebbe avuto il diritto di accedere a quei documenti.

Se la Dipendente fosse stata malata che doveva fare l'Azienda..? Attendere il suo ritorno al lavoro per far proseguire quella parte di lavoro..? Ed il sostituto come avrebbe potuto accedere alla posta senza PWD..?

Purtroppo non e` cosi`. Per la legge italiana sulla privacy, la posta elettronica aziendale e` da considerarsi a tutti gli effetti della corrispondenza cartacea che arrivi in azienda con il nome del dipendente. Quindi privata. E` assurdo ma e` cosi`, stando alle recenti sentenze che ci sono state in casi del genere (non parlo di quest'ultima che e` cosa diversa in quanto c'era una policy esplicita sull'uso della mail aziendale). L'unica difesa che ha l'azienda per non bloccare il lavoro in caso di assenza del dipendente e` quella, appunto, di stabilire e far accettare una policy diversa dal default.
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nino.dago
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MessaggioInviato: 14 Dic 2007 17:53    Oggetto: Rispondi citando

caracolla ha scritto:
Ma io veramente non capisco chi difende la dipendente in questione. .. I discorsi sulla privacy, in questo caso, mi sembrano pelosi ed in cattiva fede.


Visto che uno dei commenti sopra il tuo è il mio, espongo la mia posizione. Io non ho difeso la dipendente, ho detto solo che, a mio parere, un documento di policy che viola la privacy del dipendente (indipendentemente dall'uso proprio o improprio dello strumento email) non dovrebbe essere firmato dal dipendente stesso, che purtroppo spesso è costretto a firmare cose a causa della posizione di chi gli chiede di firmare.
E comunque, siccome non ci conosciamo, gradirei che non ti azzardassi mai più a dire che sono in cattiva fede (mi può andar bene discorso peloso perché semplicemente non so cosa sia Laughing ).
Se uno difende i suoi interessi non significa che debba per forza frodare l'azienda o gestire dalla mail aziendale un traffico di droga... Parli con uno che sul programma di posta della ditta non si è neanche permesso di registrare la propria casella di posta personale, quindi... Hai sbagliato di grosso.

Detto questo, è ovvio che i tuoi diritti di datore di lavoro finiscono dove iniziano i miei. Le zone grigie vanno gestite con reciproco rispetto. E spesso, nella realtà in cui viviamo, la situazione (tristissima) è che se sei un dipendente sei un ladro-mangia-a-ufo-che-sta-in-azienda-solo-per-rubare-e-non-fare-una-cippa e quindi sei passibile di tutto e di più.

Il mio commento non si occupava dell'illecito della persona, si limitava a dire che spesso si firma ciò che lede i propri interessi perché non si può fare altrimenti
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nino.dago
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MessaggioInviato: 14 Dic 2007 17:56    Oggetto: Rispondi citando

caracolla ha scritto:
GFP ha scritto:

Anche se la Dipendente non avesse firmato alcun documento, l'Azienda avrebbe avuto il diritto di accedere a quei documenti.

Se la Dipendente fosse stata malata che doveva fare l'Azienda..? Attendere il suo ritorno al lavoro per far proseguire quella parte di lavoro..? Ed il sostituto come avrebbe potuto accedere alla posta senza PWD..?

Purtroppo non e` cosi`. Per la legge italiana sulla privacy, la posta elettronica aziendale e` da considerarsi a tutti gli effetti della corrispondenza cartacea che arrivi in azienda con il nome del dipendente. Quindi privata. E` assurdo ma e` cosi`, stando alle recenti sentenze che ci sono state in casi del genere (non parlo di quest'ultima che e` cosa diversa in quanto c'era una policy esplicita sull'uso della mail aziendale). L'unica difesa che ha l'azienda per non bloccare il lavoro in caso di assenza del dipendente e` quella, appunto, di stabilire e far accettare una policy diversa dal default.


Oppure (cosa molto più corretta) di creare caselle di posta anonime (es. tecnico@azienda.it) ed attribuire a quella casella una password aziendale che quindi è gestita dall'azienda stessa.
Dare ad un utente la casella nome.cognome@azienda.it e poi pretendere di sapere cosa c'è scritto è come affittare una casa a qualcuno e poi mettere una telecamera per vedere che fa l'affittuario...
Caracolla, secondo me non sei un dipendente comunque... Wink
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caracolla
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MessaggioInviato: 14 Dic 2007 18:18    Oggetto: Rispondi citando

nino.dago ha scritto:

E comunque, siccome non ci conosciamo, gradirei che non ti azzardassi mai più a dire che sono in cattiva fede

Scusa ma, dove hai letto nel mio messaggio un riferimento al tuo? 1) Non ti ho citato 2) Non stavi difendendo il dipendente disonesto. Quindi non vedo come tu possa esserti sentito tirato in ballo.
nino.dago ha scritto:

Se uno difende i suoi interessi non significa che debba per forza frodare l'azienda o gestire dalla mail aziendale un traffico di droga... Parli con uno che sul programma di posta della ditta non si è neanche permesso di registrare la propria casella di posta personale, quindi... Hai sbagliato di grosso.i

Ma che c'entra questo con l'articolo e con il mio commento? Cosa avrei sbagliato? A dire che non capisco chi difende un dipendente disonesto? Ripeto, non ho minimamente preso in considerazione il tuo commento.
nino.dago ha scritto:

E spesso, nella realtà in cui viviamo, la situazione (tristissima) è che se sei un dipendente sei un ladro-mangia-a-ufo-che-sta-in-azienda-solo-per-rubare-e-non-fare-una-cippa e quindi sei passibile di tutto e di più.

E` proprio questo l'atteggiamento che non attacca. Nessuno (io per primo) e` contro i dipendenti. Mi sembra una critica rivolta piu` ai ragazzini che non frequentano il mondo del lavoro. I datori di lavoro con sale in zucca sanno che e` sbagliato mettere i paletti dappertutto e concedono (giustamente) delle liberta` al dipendente che possono essere l'uso della mail del telefono ecc. anche per motivi non strettamente di lavoro. Io sono un sistemista e faccio sempre capire, ai manager delle aziende che seguo, questo discorso. Se metti recinti peggiori solo il clima aziendale. Detto questo, il proibire totalmente l'accesso alla mail aziendale al fornitore di tale risorsa (come fa di default la legge sulla privacy ove non diversamente concordato) mi pare solo un ostacolo al normale svolgimento delle attivita` aziendali.
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anyfile
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MessaggioInviato: 15 Dic 2007 23:28    Oggetto: Rispondi citando

caracolla ha scritto:
Ma io veramente non capisco chi difende la dipendente in questione. Ha attuato un comportamento disonesto collaborando con una azienda concorrente. I discorsi sulla privacy, in questo caso, mi sembrano pelosi ed in cattiva fede.


Ma infatti ... io non capisco proprio ...

uno deve proprio usare l'e-mail dell'azienda per scrivere le cose dela sua vita privata?

Veramente strano ... se uno deve farsi spedire (per lettera) il preventivo per il nuovo frigorifero di casa da' l'indirizzo di casa, mica dice di spediglerlo in ufficio. Lo stesso divrebbe valere per l'e-mail (effettivamente il discorso era diverso per il telefono, ed anzi sul telefono troverei la questione molto piu' difficile ... ma sull'e-mail la soluzione e' semplicissima .. basta usare un altro indirizzo ...)

Pegio ancora se usa l'e-mail dell'azienda per fare cose ce sono in concorrenza con quell'azienda (in questo caso l'asssurdita' sfocia nell'assoluta irresponsabilità o stoltezza)
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nino.dago
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MessaggioInviato: 17 Dic 2007 13:48    Oggetto: Rispondi citando

caracolla ha scritto:

Scusa ma, dove hai letto nel mio messaggio un riferimento al tuo? 1) Non ti ho citato 2) Non stavi difendendo il dipendente disonesto. Quindi non vedo come tu possa esserti sentito tirato in ballo.


Il thread, prima del tuo primo intervento, aveva due messaggi, quello di un utente anonimo, che parlava di troppe se..e mentali, e il mio, che, pur non essendo scritto in difesa della dipendente, poteva prestarsi a tale interpretazione.
ll tuo messaggio esordiva con Ma io veramente non capisco chi difende la dipendente in questione.. Credo sia lecito pensare che ti stessi riferendo ai messaggi precedenti, tutto qui.

caracolla ha scritto:
E` proprio questo l'atteggiamento che non attacca. [...]il proibire totalmente l'accesso alla mail aziendale al fornitore di tale risorsa (come fa di default la legge sulla privacy ove non diversamente concordato) mi pare solo un ostacolo al normale svolgimento delle attivita` aziendali.


Questa situazione potrebbe ovviarsi realizzando delle caselle anonime (ovvero, non vincolate ad una persona ma magari ad un ufficio, es. commerciale@azienda.it, tecnico@azienda.it) e creando una ACL che regola l'accesso a tale email (es. l'account commerciale lo può leggere il titolare dell'azienda e i commerciali ma non i tecnici, ecc...). Se l'azienda fornisce al dipendente un account nome.cognome@azienda.it, non mi sembra un ostacolo dire che tale account sia accessibile solo dal dipendente, in quanto la personalizzazione dell'account, se da una parte comporta degli oneri (come il fatto che un'email inviata da tale account viene inviata implicitamente sotto la responsabilità del dipendente a cui fa riferimento), comporta anche degli onori (ovvero l'inviolabilità della casella email stessa da parte di altro personale aziendale se non diversamente ed espressamente concordato). In altre parole, se io datore di lavoro ti fornisco il cell aziendale (con sim intestata all'azienda) è nei miei diritti verificare l'uso che ne fai tramite il tabulato delle chiamate, ma se ti do il cellulare e ti ci faccio mettere una scheda aziendale ma intestata a te, devi darmi tu il permesso di vedere il tabulato. Non ci vedo niente di strano.
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MessaggioInviato: 17 Dic 2007 14:25    Oggetto: Rispondi citando

caracolla ha scritto:

Purtroppo non e` cosi`. Per la legge italiana sulla privacy, la posta elettronica aziendale e` da considerarsi a tutti gli effetti della corrispondenza cartacea che arrivi in azienda con il nome del dipendente. Quindi privata.


Scusa ma se io mando una letterea (cartace) all'afficio vendite della ditta XXX scrivendo alla cortese attenzione del sig. Pinco Pallino, solo per il fatto che finora era lui che solitamente rispondeva alle mie lettere, mica vuol dire che deve essere solo lui a rispondere.


Comunque a mio avviso questo altro non e' che un ulteriore buon motivo per usare indirizzi e-mail generici (tipo ufficiopersonale@xxx ufficiostampa@xxxx) piuttosto che indirizzi che contenano l'indirizzo del dipendente. (poi ci pensera' il programma di posta a gestire correttamente la cosa e ad inoltrarla a chi di dovere, anzi l'uso di questi indirizzi "generici" permette l'uso di code di posta e l'uso di sistemi di ticketing).
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MessaggioInviato: 17 Dic 2007 14:36    Oggetto: Rispondi citando

A me risulta, se mi ricordo bene, che un'impresa commerciale sia tenuta a conservare copia di tutte le comunicazioni che ahnno carattere commerciale.

Se l'e-mail e' solo del dipendente e il dipendente risponde (ad esempio) ad una richiesta di un preventivo con un'offerta, come fa l'impresa a conservare una copia dell'offerta se l'e-mail e' considerata privata?

Tra l'altro se un dipendente sostiene che la sua e-mail aziendale e' privata (oltre ad essere un ossimoro), la cosa potrebbe essere utilizzata contro il dipendente in caso di errore contenuto in un'e-mail a rispondere dei danni economici provocati da tale errore..

Discorso diverso sarebbe se il datore di lavoro pretendesse di avere accesso a tutte le e-mail scritte dal computer che c'e' in ufficio anche con altri indirizzi. Ma su quelle scritte (o ricevute) con l'indirizzo della ditta mi pare che sia assurdo sostenenre che non sono della ditta.
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nino.dago
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MessaggioInviato: 17 Dic 2007 16:57    Oggetto: Rispondi citando

anyfile ha scritto:
A me risulta, se mi ricordo bene, che un'impresa commerciale sia tenuta a conservare copia di tutte le comunicazioni che ahnno carattere commerciale.

Se l'e-mail e' solo del dipendente e il dipendente risponde (ad esempio) ad una richiesta di un preventivo con un'offerta, come fa l'impresa a conservare una copia dell'offerta se l'e-mail e' considerata privata?


Se l'email è associata al nome e cognome di un dipendente, tale email può essere visualizzata:

- solo dal dipendente (ed eventualmente da altri utenti da lui scelti in fase di settaggi della casella di posta)
- dal dipendente e da altri utenti seguendo un'eventuale policy aziendale espressamente accettata dal dipendente.


anyfile ha scritto:
Tra l'altro se un dipendente sostiene che la sua e-mail aziendale e' privata (oltre ad essere un ossimoro), la cosa potrebbe essere utilizzata contro il dipendente in caso di errore contenuto in un'e-mail a rispondere dei danni economici provocati da tale errore..


Infatti, come ho scritto prima rispondendo a caracolla, è uno degli svantaggi nell'avere un account aziendale di tipo nome.cognome. E' possibile che un'email che provochi un errore a scapito dell'azienda possa essere impugnata dall'azienda stessa a titolo di risarcimento nei confronti di quel dipendente che ha cagionato il danno.

anyfile ha scritto:
Discorso diverso sarebbe se il datore di lavoro pretendesse di avere accesso a tutte le e-mail scritte dal computer che c'e' in ufficio anche con altri indirizzi. Ma su quelle scritte (o ricevute) con l'indirizzo della ditta mi pare che sia assurdo sostenenre che non sono della ditta.

Potrà sembrarti assurdo, ma la legislazione attuale sulla privacy prevede che una casella di posta nominale, pur essendo nel dominio dell'azienda, può essere visionata solo dietro espressa autorizzazione del dipendente a cui è intestata. Puoi riferirti anche all'esempio della sim aziendale che ho citato nel mio precedente intervento.
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MessaggioInviato: 18 Dic 2007 13:12    Oggetto: Rispondi citando

nino.dago ha scritto:
[
Potrà sembrarti assurdo,


Quindi il CSM può ordinare che un inchiesta sia trasferita da un PM ad un altro, trasferendo anche il fascicolo dell'inchiesta al nuovo PM (e pertanto il fascicolo non e' personale del PM che ha lo ho istruito), ma un datore di lavoro non può ordinare che la corrispondenza di lavoro venga trasmessa da un dipendente ad un altro dipendnente o al datore di lavoro?

Certo che mi pare assurdo!
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MessaggioInviato: 18 Dic 2007 15:19    Oggetto: Rispondi citando

anyfile ha scritto:
nino.dago ha scritto:
[
Potrà sembrarti assurdo,


Quindi il CSM può ordinare che un inchiesta sia trasferita da un PM ad un altro, trasferendo anche il fascicolo dell'inchiesta al nuovo PM (e pertanto il fascicolo non e' personale del PM che ha lo ho istruito), ma un datore di lavoro non può ordinare che la corrispondenza di lavoro venga trasmessa da un dipendente ad un altro dipendnente o al datore di lavoro?

Certo che mi pare assurdo!


Dai però, evitiamo sperequazioni che non fanno altro che produrre della gran aria fritta...

In primo luogo, l'esempio che fai non è pertinente, sia per il diverso ambito (passi da un contesto privato ad un contesto giuridico pubblico), sia per la natura dei dati, in quanto il PM, avendo assunto una carica pubblica, per legge deve rendere consultabili i fascicoli delle inchieste nei contesti previsti dalla legge. Tuttavia, tali fascicoli di certo non conterranno dati sensibili del PM stesso!

Inoltre, non è esattamente vero che il datore di lavoro non può ordinare che la corrispondenza di lavoro venga trasmessa da un dipendente all'altro o a lui stesso. La corrispondenza email, giuridicamente parlando (e giustamente secondo me), rientra nell'ambito dei dati sensibili, e come tale è argomento delicato.
Il discorso, che ormai è stato detto e ridetto molte volte, è sempre quello:
- se l'azienda utilizza account non legati al nome e cognome dei dipendenti, l'utilizzo può essere regolato tranquillamente;
- se l'azienda utilizza account di tipo nome.cognome, deve semplicemente far firmare al lavoratore un documento che autorizza l'azienda, in certe situazioni, ad accedere all'account dello stesso. Questo è un procedimento legittimo e corretto, non assurdo, in quanto l'email nominale viene disciplinata anche in campo giuslavoristico dallo Statuto dei Lavoratori, che come ben saprai vieta da parte del datore di lavoro il controllo dell'attività lavorativa del dipendente attraverso telecamere ecc...

Il datore di lavoro non è un dio, pur avendo indubbiamente le responsabilità e i privilegi previsti dal C.C. e dallo Statuto dei lavoratori nell'ambito della sua azienda, deve comunque rispettare la persona del dipendente, e quindi nel momento in cui accedesse arbitrariamente alla casella di posta del dipendente senza chiederne il permesso, attuerebbe in quel momento una violazione dei diritti del lavoratore.

Sinceramente non vedo nulla di assurdo in tutto ciò. In un'epoca in cui anche a momenti per fare la spesa ti chiedono di esprimere il consenso al trattamento dei dati personali, ti scandalizzi se un datore di lavoro prima di aprire una casella di posta aziendale nominale chieda il consenso al lavoratore stesso? Mah... Invece di fare esempi poco azzeccati, forse sarebbe il caso che spiegassi (se ti va) cosa trovi di strano in questo.
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MessaggioInviato: 19 Dic 2007 21:01    Oggetto: Motivi della decisione Rispondi citando


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MessaggioInviato: 20 Dic 2007 11:50    Oggetto: Rispondi citando

Ringrazio zeussino per aver postato le motivazioni della sentenza.

Visto che abbiamo tali motivazioni, cito le parti di cui ho parlato fino ad ora e che tornano ai ragionamenti fin qui fatti.

Citazione:
[...] deve tuttavia ritenersi che tale corrispondenza possa essere qualificata come "chiusa" solo nei confronti dei soggetti che non siano legittimati all'accesso ai sistemi informatici di invio o di ricezione dei singoli messaggi. [...] Sicché tale legittimazione può dipendere non solo dalla proprietà, ma soprattutto dalle norme che regolano l'uso degli impianti. E quando in particolare il sistema telematico sia protetto da una password, deve ritenersi che la corrispondenza in esso custodita sia lecitamente conoscibile da parte di tutti coloro che legittimamente dispongano della chiave informatica di accesso. [...] Nel caso in esame è indiscusso, e ne dà atto lo stesso ricorrente, che le password poste a protezione dei computer e della corrispondenza di ciascun dipendente dovevano essere a conoscenza dell'organizzazione aziendale, essendone prescritta la comunicazione, sia pure in busta chiusa, al superiore gerarchico, legittimato ad utilizzarla per accedere al computer anche per la mera assenza dell'utilizzatore abituale.[...] i dirigenti dell'azienda accedono legittimamente ai computer in dotazione ai propri dipendenti, quando delle condizioni di tale accesso sia stata loro data piena informazione.


Più chiaro di così... Ennesima dimostrazione che non c'è nulla di assurdo, da parte di un'azienda, nel dover chiedere esplicitamente al dipendente le password di accesso.
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MessaggioInviato: 21 Dic 2007 14:10    Oggetto: Rispondi citando

caracolla ha scritto:
GFP ha scritto:

Anche se la Dipendente non avesse firmato alcun documento, l'Azienda avrebbe avuto il diritto di accedere a quei documenti.

Se la Dipendente fosse stata malata che doveva fare l'Azienda..? Attendere il suo ritorno al lavoro per far proseguire quella parte di lavoro..? Ed il sostituto come avrebbe potuto accedere alla posta senza PWD..?

Purtroppo non e` cosi`. Per la legge italiana sulla privacy, la posta elettronica aziendale e` da considerarsi a tutti gli effetti della corrispondenza cartacea che arrivi in azienda con il nome del dipendente. Quindi privata. .


Spiacente...

Citazione:
eMail: lecito controllare la corrispondenza dei dipendenti. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione
Accedere alla posta elettronica di un dipendente e prendere visione della corrispondenza informatica aziendale non costituisce reato.
[...]
Il datore di lavoro era stato imputato del reato di cui all?art. 616 del codice penale, per avere appunto ?preso visione? del contenuto delle email della dipendente, utilizzando la password posta a protezione della corrispondenza elettronica. L?articolo in questione, tuttavia, chiarisce che la ?cognizione dell?altrui corrispondenza? è punibile soltanto se riguarda una corrispondenza ?chiusa, non a lui diretta?al fine di prenderne o farne prendere visione ad altri?. Punibile è inoltre chi distrugge o sopprime questa corrispondenza.

La Corte ha però stabilito che le email in questione non sono state né sottratte né distratte dalla loro destinazione originale e che non può considerarsi quale corrispondenza ?chiusa? quella accessibile da parte di tutti coloro che legittimamente dispongano della ?chiave informatica di accesso?.

L'articolo prosegue qui
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MessaggioInviato: 21 Dic 2007 15:15    Oggetto: Rispondi

Scusate, ma voi delle notizie leggete solo i titoli o cosa?

Prima di tutto, il titolo e il conseguente articolo si riferiscono alla sentenza già postata da zeussino, quindi non capisco il perché di queste ridondanze.

Secondo, come ho già quotato prima, e come spiegano SIA la sentenza SIA l'articolo citato, non è automatico l'accesso alla posta da parte del responsabile aziendale, ma subordinato ad una precedente autorizzazione rilasciata dal dipendente, o comunque dal fatto che fisicamente il dipendente deve mettere la password della posta in una busta e consegnarla al proprio responsabile, se la policy aziendale lo chiede. Dove è omesso, non è tenuto a farlo. Ad esempio, nella mia azienda ho dovuto consegnare la password del mio computer, ma non la password della posta perché non mi è stata chiesta.
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