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Bere caffè previene il cancro
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Zeus News
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MessaggioInviato: 07 Giu 2017 13:30    Oggetto: Bere caffè previene il cancro Rispondi citando

Leggi l'articolo Bere caffè previene il cancro
Uno studio dimostra come il consumo di caffè riduca il rischio di sviluppare il carcinomato epatocellulare.


 

 

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Ricercatore8
Mortale pio
Mortale pio


Registrato: 20/11/16 19:30
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MessaggioInviato: 07 Giu 2017 14:05    Oggetto: Rispondi citando

L’azione del caffé sull’apparato cardiovascolare
Italo Richichi, N. 11/12 novembre/dicembre 2008

La tazzina di caffè riveste un ruolo importante nell’abitudine della maggior parte degli italiani, studi statistici hanno infatti rilevato che solo il 10% degli italiani non beve caffè; se il 2,6% preferisce gustarlo solo al bar e il 29,6% lo predilige fatto in casa con la moka, per la maggior parte degli italiani, il 57,8%, il consumo di caffè è indifferente, sia esso bevuto a casa o al bar. È stato inoltre rilevato che, complessivamente, il 41% della popolazione italiana adulta consuma l’espresso al bar almeno una volta a settimana. La frequenza di consumo di caffè al bar è più alta per gli uomini fra i 35 e i 45 anni di classe socio-professionale elevata.
Questo quadro può poi essere proiettato sul resto della popolazione mondiale, tenendo conto che l’Italia non occupa uno dei primi posti per il consumo di caffè. Da ciò ne risulta che negli scambi mondiali il caffè è ai primi posti come valore e pesa sul volume d’affari quanto il petrolio e l’acciaio. L’economia di parecchi paesi dipende interamente dalle esportazioni di questo “oro verde”.
Con la tostatura si formano il corpo, il gusto e l’aroma del caffè: il chicco perde in peso (circa il 20%) poiché cede umidità, aumenta di volume di circa il 60% e cambia gradatamente il suo colore. Al di là dell’aroma, più o meno intenso, in una buona tazzina di caffè esistono numerose sostanze di cui certamente non riusciamo a percepire il gusto, ma di cui verifichiamo solamente gli effetti. Fra questi riveste particolare importanza la caffeina, che può avere un effetto tossico per l’uomo solo quando il consumo raggiunge il grammo al giorno; è invece innocua a 250–300mg al giorno. Tradotto in tazzine, che contengono tra i 60 e i 12 mg di caffeina, la dose senza effetti sarebbe valutabile in 3 – 4 tazzine. Ma vediamo la cosa più nel dettaglio.

La caffeina sotto esame
La caffeina (3,7 trimetilxantina) viene sintetizzata dalla pianta del caffè e, insieme alla teobromina e alla teofillina, fa parte
dei derivati xantinici naturali (così chiamati per via del colore giallo risultante dal residuo che si ottiene portando a disidratazione questi alcaloidi in presenza di acido nitrico).
L’assorbimento della caffeina è estremamente rapido sia nella somministrazione orale, che in quella rettale quando, nelle supposte, viene associata ai principi attivi dei farmaci dei quali consente un assorbimento regolare e veloce, ed anche quando viene iniettata per lo stesso fine per via parenterale. L’assorbimento, essa si distribuisce nei vari distretti dell’organismo in proporzione al contenuto idrico e viene quindi trasformata in prodotti di parziale demetilazione e ossidazione che vengono eliminati per via urinaria.

Effetti sul cuore e sui vasi
Gli effetti cardiaci diretti della caffeina sono di tipo simpatico mimetico, vanno cioè ad aumentare il ritmo e la forza di contrazione miocardica.
Evidenti anche sul cuore isolato (a conferma dell’origine diretta di questa azione), questi effetti della caffeina non sono più osservabili su un cuore che sia stato depauperato del suo normale contenuto di noradrenalina e adrenalina mediante trattamento con reserpina. Questi dati, insieme ad altri, suggeriscono l’intervento dei mediatori adrenergici in diverse azioni biologiche della caffeina e delle xantine in genere.
La caffeina esercita un’azione vasodilatatrice nella maggior parte dei distretti vascolari periferici. Questo effetto contrasta con la sua azione vasocostrittrice prodotta dalla stimolazione dei centri vasomotori bulbari. La vasodilatazione è evidente soprattutto a livello coronarico, ove, tuttavia, appare largamente condizionata dall’accresciuta attività cardiaca indotta dalla caffeina: l’aumento del consumo di ossigeno da parte del miocardio determina, infatti, un aumento del flusso di sangue. La vasodilatazione è poi evidente anche a livello polmonare e, anche se non sempre documentabile, a livello renale.

Effetti a livello cerebrale
Solo a livello cerebrale la caffeina esercita un’azione vasocostrittrice che non è legata alla riduzione della PCO2 arteriosa, né all’azione stimolante sui centri vasocostrittori bulbari (è noto che i vasi cerebrali sono praticamente svincolati dai meccanismi di controllo neurogeno attivi sui restanti distretti vascolari periferici).
Per queste caratteristiche l’azione vascolare cerebrale della caffeina si basa su un meccanismo d’azione ancora completamente sconosciuto. I termini di riferimento variano per il semplice fatto che la quantità di caffeina in una tazzina di caffè cambia a seconda del tipo di miscela e del modo di preparazione della bevanda: il caffè del bar contiene meno caffeina di quello fatto in casa. Il caffè allungato del bar non contiene meno caffeina perché “allungato”, anzi è un caffè più “sfruttato” che produce più caffeina. Diluirlo con il latte può, secondo alcuni autori, indurre un effetto tampone sull’effetto eccitante della caffeina, poiché a questa si contrappongono le endorfine, a elevato potere rilassante, contenute in notevole quantità nello stesso latte.
L’abuso di caffè, l’apporto, cioè, di un grammo di caffeina al giorno, pari a circa 10 tazzine di caffè, può dare origine a fenomeni d’intossicazione noti con il termine di “caffeinismo”.
Questo, nella fase acuta, si esprime con eccessivi fenomeni di agitazione e di eccitazione; nella fase cronica compaiono inappetenza, disturbi digestivi, nausea, palpitazioni, insonnia tenace, tremori e senso di vertigine.
Mentre nel primo caso è sufficiente sospendere o ridurre per un certo periodo l’uso di caffè, nell’altro caso è necessaria una terapia farmacologia.

Come comportarsi?
In linea teorica, comunque, una tazzina di caffè non si nega a nessuno, nemmeno ai cardiopatici. Questa affermazione è da valutare però per ogni singolo caso, specialmente in caso di malattia cardiaca e anche di ipertensione arteriosa mal controllata dalla terapia farmacologica (anche se ricordiamo che il caffè, e la caffeina in particolare, non rientrano fra le cause scatenanti di queste patologie). Anche nell’infarto miocardico acuto e nell’angina pectoris instabile è bene moderare e addirittura, secondo alcuni autori, cessare l’uso di caffè poiché esso, essendo cardiostimolante, induce sempre a un incremento di consumo di ossigeno da parte del miocardio. Anche in coloro i quali soffrono di aritmie cardiache, specialmente parossistiche, è bene non introdurre caffè data la spiccata azione eccitante che la caffeina ha sul tessuto miocardico specifico.
In tutte le suddette condizioni cliniche, una volta stabilizzate, ci può essere un consumo moderato di caffè, senza però dimenticarsi che esiste anche il caffè decaffeinato.

Note sul caffé
Citato nella Bibbia e dal poeta greco Omero, il caffé sembra avere origini africane, da una regione dell’Etiopia (Kaffa) da cui poi si diffuse nella penisola arabica. Secondo alcuni infatti, l’etimo della parola deriva proprio dalla località d’origine: a noi giunge comunque dalla traduzione dall’arabo “qahwa” che significa l’eccitante, lo stimolante. La parola indicava infatti una bevanda che, prodotta dal succo estratto da alcuni semi, veniva usata anche come medicinale, e che riscosse un enorme successo come sostituto degli alcolici, di cui il Corano proibiva l’uso.
In Occidente, il caffé fece la propria comparsa nella seconda metà del Seicento, grazie agli Olandesi che ne svilupparono un proficuo commercio. In Brasile, l’attuale maggiore produttore mondiale, venne importato agli inizi del Settecento.
Oggi, della fortunata bevanda, si consumano 6 Kg di chicchi di caffè a testa ogni anno. Il primato nel consumo va alla Finlandia (12 Kg pro-capite l’anno) e ai Paesi scandinavi in generale (10 Kg), mentre in coda ci sono Regno Unito e Repubblica Ceca (2 Kg).

__________________________________

Da questo studio possiamo capire il meccanismo di azione della caffeina, la quale agisce nella vasodilatazione arteriosa, determinando in questo modo un'Aumento Stabile della Circolazione Sanguigna, per merito della quale preveniamo in buona percentuale i tumori.
Da considerare che, il caffè va bevuto solo a stomaco pieno, perché bevendolo a digiuno può provocare disturbi gastrici.
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Fenicio
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MessaggioInviato: 08 Giu 2017 07:40    Oggetto: Rispondi citando

guardatevi sto bel video

https://youtu.be/Ppj_3MFBKmQ
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Ricercatore8
Mortale pio
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MessaggioInviato: 13 Giu 2017 13:21    Oggetto: Rispondi citando

link

Non solo il caffè previene il cancro, ma, come possiamo leggere nell'articolo che invio, tutti gli alimenti vegetali sono protettivi, questa protettività avviene perché gli alimenti vegetali contengono delle sostanze vasoattive (polifenoli, flavonoidi, antociani, vitamine) per merito delle quali aumenta giornalmente la circolazione del sangue e dell'ossigeno in tutti gli organi del corpo determinando in questo modo la prevenzione verso i tumori.
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Gladiator
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MessaggioInviato: 12 Lug 2017 18:20    Oggetto: Rispondi

Fenicio ha scritto:
guardatevi sto bel video

https://youtu.be/Ppj_3MFBKmQ

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